Contact improvisation: una danza, tante definizioni: si parte!

Brevi cenni sulla Contact Improvisation 

La Contact Improvisation è una danza che si sviluppa attraverso un dialogo fisico in cui tutti i sensi sono coinvolti. La grande rivoluzione della Contact Improvisation è di rendere la danza accessibile a tutti senza limiti d’età o fisici. È nata negli anni ’70 negli Stati Uniti dal lavoro di un gruppo di danzatori, sportivi, ginnasti, grazie all’impulso di Steve Paxton, danzatore americano allievo di Merce Cunningham, per esplorare nuove possibilità di movimento e di comunicazione.

La pratica è una ricerca sulla comunicazione possibile attraverso il contatto e si fonda sulla fiducia reciproca, la fluidità, l’equilibrio, generati usando la forza di gravità e il pavimento come sostegno. Muoversi mantenendo il contatto fisico con l’altro, cercando di trovare per ogni azione i passaggi più semplici e fluidi, potenzia la capacità di relazione e la percezione sensoriale.

Nella Contact Improvisation viene sottolineato il piacere di danzare con qualcuno in modo spontaneo. Avviene uno scambio autentico tra le persone. Si stimola l’apertura a un processo di apprendimento e di osservazione di se stessi in ciò che sta accadendo qui ed ora, imparando a conoscere i propri modi di muoversi e cercandone di nuovi.

Nonostante l’apparente leggerezza di movimento, la contact improvisation forma anche a una grande preparazione tecnica. Ma è il concetto stesso di tecnica che viene rivoluzionato: non più gesti unicamente estetici, ma un’informazione qualificata che il corpo riceve, educandosi al peso, al peso dinamico, allo spazio e al tempo, acquisendo così una consapevolezza personale che permette di padroneggiare le leggi stesse della fisica.

La Contact Improvisation ha nel suo nucleo centrale l’ascolto del punto di contatto nella sua continuità e contiguità, condividendo equilibrio dinamico e utilizzando un sistema di leve in costante mutamento, immersi nell’ascolto profondo dei più sottili impulsi, cavalcando le onde della forza di gravità e del momentum. Durante le Jam di Contact Improvisation, i danzatori improvvisano in un gioco di sensazioni e immagini creato dal contatto e dal movimento complessivo dell’insieme, cercando di essere sempre presenti al momento e permettendo un fluire continuo delle energie in gioco.

La Contact Improvisation ha attinto da diverse tecniche: Aikido, Tai Chi, meditazione, ginnastiche e danza. Praticata a lungo solo come libera espressione o training del danzatore, si è poi sviluppato anche l’aspetto coreografico e ora è definitivamente riconosciuta come tecnica di danza contemporanea tra le più praticate.

Una realtà così complessa è sicuramente molto dificile da racchiudere in una definizione.

Come costruire una definizione?

Definire la contact improvisation  significa nontanto arrivare a una risposta, quanto continuare a porsi la domanda “Cos’è la Contact Improvisation?” e ampliarla.

Da quando esiste, sono state scritte centinaia di definizioni. Alcuni elementi fondanti si ritrovano in molte di esse, ma tutte, tutte hanno una sfumatura che descrive un aspetto mancante in qualsiasi altra definizione.

Cosi come la contact improvisation è una pratica che procede per domande e che si alimenta della domanda stessa, cosi è il tentativo di descriverla in maniera sintetica e esaustiva.

Come l’improvvisazione, l’aspetto interessante non è definire, nel senso di dare una forma finita, ma continuare a porsi la domanda per continuare a esplorare possibili risposte parziali e incomplete, quindi dinamiche.

La forma è aperta, cosi come la sua definizione.

Allora a cosa serve continuare a porsi la stessa domanda, sapendo che la risposta non sarà per sempre, né tanto meno per tutti?

Cercare di definire qualcosa dai confini mobili e mutevoli permette di mantenere la danza stessa viva, attuale, mai statica. È una pratica di affinamento del pensiero, di verifica costante dello stesso, di indagine che mai si accomoda su una risposta data, ma che trova nella domanda stessa la sua fonte di freschezza e vitalità.

Contact Quarterly è la rivista fondata da Nancy Stark Smith e Lisa Nelson che dal 1980 si occupa di promuovere e veicolare idee attorno alla danza, alla contact improvisation e all’improvvisazione. Per anni, ogni numero della rivista ha contenuto una rubrica, chiamata “A definition”. In ogni numero venivano pubblicate una o più descrizioni della contact, aggiungendo ogni volta nuovi punti di osservazione.

Ne abbiamo raccolte alcune, e le integreremo con ulteriori nel tempo, per provare a descrivere in maniera ampia le larghe vedute di chi prima di noi si è innamorato di questa pratica: la ricchezza di questa ricerca è lo specchio della ricchezza della contact improvisation, questa danza, dai confini mutevoli ma dal cuore stabile e inconfondibile.

Una selezione di definizioni

Due [o più] persone si muovono insieme, in contatto, mantenendo un dialogo fisico spontaneo attraverso i segnali di senso cinestetico inerenti il peso condiviso e la quantità di moto (momentum) che si contrappone tra i due o che condividono. Il corpo, per aprirsi alle sensazioni di momentum ed equilibrio, deve imparare a rilasciare la tensione muscolare in eccesso e ad abbandonare una certa quantità di caparbia volontà per accettare il naturale flusso di movimento a portata di mano. Tecniche come rolling, falling, overdancer-underdancer, sono esplorate guidando il corpo verso una consapevolezza delle sue naturali possibilità di movimento.
Daniel Lepkoff

La contact improvisation è un’esplorazione aperta delle possibilità cinestetiche dei corpi che si muovono attraverso il contatto. A volte selvaggia ed atletica, a volte tranquilla e meditativa, è una forma aperta verso tutti i corpi e le menti curiose.
Ray Chung, Londra, 2009

I danzatori rimangono prevalentemente in contatto fisico supportandosi reciprocamente e in maniera istintiva, meditando sulle leggi fisiche in relazione alle loro masse: lavorando con la gravità,il momentum,l’inerzia e la frizione.
L’intento principale non è raggiungere obiettivi, ma incontrare la realtà fisica in costante mutamento, con l’energia e la collocazione spaziale adeguata. Le esigenze di questa forma determinano una qualità di movimento che è rilassata, ma costantemente pronta e presente nel flusso della dinamica dei corpi.

Le improvvisazioni di contact sono dialoghi fisici spontanei che variano dall’immobilità agli intensi scambi di energia. Uno stato di allerta viene sviluppato per lavorare in una situazione attiva di disorientamento fisico, attraverso la fiducia negli istinti base di sopravvivenza. Riflessi e potenzialità innate. È un libero gioco con l’equilibrio, navigando tra la correzione dei movimenti e delle posizioni sbagliate e il rafforzamento di quelli giusti, conservando una verità fisica/emozionale riguardo un momento di movimento condiviso, che lascia i partecipanti informati, concentrati e animati.

Steve Paxton, 1978